Canoviana2012

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mercoledì 18 dicembre 2013

niente ARSENICO. solo VECCHI MERLETTI

1913 Bologna piange la perdita di Alfonso Rubbiani, anima della cultura storico-artistica della città, artefice di numerosi restauri architettonici che hanno disegnato il volto che la città ha ancora oggi.
2013 Bologna celebra il "suo" Cavaliere Alfonso Rubbiani, con una serie di mostre, convegni e pubblicazioni. 

Alfonso Rubbiani (Bologna, 1848-1913)
Dai suoi lavori sul suolo urbano nacque nel 1899 il Comitato per Bologna Storico Artistica, con l'intento di tutelare e salvaguardare l'antica struttura della città. Dagli interessi per le arti, invece, nacque la Società Aemilia Ars, manifestazione tutta bolognese dell'Art Nouveau, con l'intento di rinnovare e migliorare la qualità estetica di prodotti artigianali di arredamento e decorazione. E i laboratori bolognesi crearono mobili e oggetti dalle forme morbide e ondulate, decorate dal linearimo sinuoso e fluttuante tipico del tramonto del XIX secolo, che univano "la praticità alla perfezione estetica".
Sulla scia delle vicende artistico-culturali che animavano il panorama europeo, pertanto, anche Bologna viveva la propria "stagione" Liberty.
Stazione della Métro di Parigi progettate da Hector Guimard

Nell'immaginario collettivo il cosiddetto stile Liberty rappresenta  oggi un fiabesco mondo di linee ondulate ed estrose, fatto di ornamenti fitomorfi e di figure femminile dalla sensualità purissima. Nel mondo della storia dell'Arte il Modern Style // Art Nouveau è l'essenza del decorativismo più puro, un decorativismo che coinvolge l'intero vivere umano. L'ornamento Liberty si fa parte attiva del quotidiano, posando le proprie linee sinuose tanto sulle suppellettili quanto su mobili e sugli ambienti. 
Con l'Art Nouveau la tradizionale scissione tra le cosiddette "arti maggiori" e quelle considerate "arti minori" fu superata in direzione di un'arte unica che legasse gli oggetti e che fosse comprensibile a tutti. 

Henry van de Velde, Ufficio esposto
Mostra della Secessione di Monaco nel 1899
fotografia dell'epoca

Esempio eccezionale di ciò lo offre l'Ufficio progettato da Henry Van de Velde ed esposto alla Mostra della Secessione di Monaco nel 1899: l'architetto ha dedicato il progetto al concepimento di un intero ambiente, disegnando non solo i mobili, ma anche suppellettili e ornamenti delle pareti.
William Morris, disegno per carta da parati
Trellis, 1862, fonte http://en.wikipedia.org/
Interpreti eccezionali della concezione modernista di artisticità globale furono gli artisti che nell'Inghilterra del 1888 si radunarono attorno a William Morris nel movimento  Arts and Crafts (arti e mestieri), con l'obiettivo di rinnovare le arti applicate reagendo alle novità della Rivoluzione Industriale. Il proposito principe del pensiero morrissiano era l'annullamento delle gerarchie tra le arti in direzione di un'arte totale che vedesse realizzati i propri principi estetici nella creazione di oggetti quotidiani.
Il linearismo sinuoso del modernismo affascinò anche la Penisola, imprimendo l'arte italiana di quel decorativismo sensuale che oggi associamo immediatamente alle figure femminili di Alphonse Mucha. L'esperienza bolognese rimase fondamentalmente indipendente da quelle coeve, intrecciando il revival di un Medioevo mitizzato e l'applicazione delle arti all'industria. Ciò emerse soprattutto nel restauro architettonico, in quanto allo scadere dell'Ottocento Bologna fu interessata a un'intenso riassetto urbanistico. Figura cardine in quest'opera fu Alfonso Rubbiani, affiancato da un gruppo di artisti e artigiani dello "Gilda di San Francesco", in riferimento alle congregazioni artigianali del Medioevo, le gildae, e al primo e principale cantiere di restauro di Rubbiani, la Chiesa di San Francesco in Bologna. Egli nei propri lavori fuse spesso il recupero storicistico della città medievale e la nuova decorazione di gusto Liberty, realizzando un'architettura che all'ignaro osservatore di oggi appare come un originale medievale.
Alfredo Baruffi, Donna che suona il flauto,1898,
Coll.Privata, fonte http://www.bridgeanart.com/
Mentre Rubbiani restaurava, a Bologna cresceva la figura di un altro artista, Alfredo Baruffi. Questi'ultimo, impiegato presso la Cassa di Risparmio, la sera si trasformava in un artista. Un artista autodidatta, un ragioniere che di giorno sedava la propria creatività, riservandola a una grafica eccezionale. Nella sua opera la flessuosità della linea modernista si coniuga a una poesia pulitissima tesa con entusiasmo al naturalismo, che affascinò i lettori di riviste del calibro di "Novissima" ed "Emporium". 


Aemilia Ars - Ditta Fratelli Minardi, Vaso, 1900 circa 
Nel fervido ambiente artistico, storico e culturale bolognese nel 1898  nacque l'Aemilia Ars, l'esperienza emiliana del Liberty. La Società fu fondata da Alfonso Rubbiani e dal Conte Francesco Cavazza con un gruppo di aristocratici e di artisti legati alla "Gilda di San Francesco"; l'intento principale era quello di rinnovare e incrementare la qualità estetica degli oggetti di arredamento e decorazione, eliminando gli eccessi ornamentali, guardando alla Natura e al passato locale e affidandosi alle ditte artigianali locali. Obiettivo ultimo, infine, la commercializzazione di questi manufatti, che dovevano essere tanto di qualità e funzionali, quanto esteticamente gradevoli. 
Nello stesso 1898 Alfredo Baruffi vinse un concorso indetto dall'Aemilia Ars, grazie al pannello Donna che suona il flauto, le tinte delicate e le linee sinuose disegnano una figura femminile dal fascino affusolato. La delicatezza del movimento della donna non può non affascinare.
Per l'Aemilia Ars Baruffi realizzò un'infinita quantità di ex-libris che esportarono il suo nome e la sua fama fuori dall'Emilia: nel 1901 fu addirittura citato nel numero 27 della rivista "The Studio"!
L'anno successivo l'Aemilia Ars (Baruffi compreso) partecipò all'Esposizione Internazionale di Arte Decorativa e Moderna di Torino: fu un trionfo. La Società fu celebrata in gran parte delle riviste dell'epoca e ricevette il Diploma d'onore per la categoria "Merletti e ricami".
Aemilia Ars, Tavolino, fotografia da "Arte
Decorativa e Industriale" Maggio 1902
dall'Esposizione Iinternazionale di Arte
Decorativa e Moderna di Torino, 1902
Nonostante il successo torinese, le vendite dei mobili e degli oggetti dell'Aemilia Ars non ebbero incrementi e le Arts and Crafts emiliane finirono ancora prima di iniziare. 
Nel 1903 l'Aemilia Ars fu liquidata come società generale; il solo ramo attivo era quello vittorioso l'anno precedente all'Esposizione di Torino e fu quello che sopravvisse portando avanti la storia dell'Aemilia Ars fino a oggi.  Questo settore era nato dalla fusione della Società con una scuola-laboratorio creata allo scadere dell'800 dalla moglie del Conte Cavazza, Lina Bianconcini. Obiettivo della Contessa era aiutare giovani indigenti, offrendo loro l'opportunità di lavorare da casa senza dovere trascurare le proprie famiglie: esse creavano pizzi e merletti. Questi ultimi venivano realizzati sui disegni degli artisti della Gilda con una particolare tecnica di punto in aria, erano cioè creati su un supporto di cartone e successivamente applicati su tessuto.
Aemilia Ars, Federa, 1900 circa
Artisti come Giulio Casanova, Guido Fiorini, Alberto Pasquibelli e lo stesso Alfonso Rubbiani  noti più per la progettazione di mobili e ambienti, offrirono il loro estro e la loro china al disegno di merletti e ricami di incredibile bellezza. In questi trasuda la sinuosità potente del linearismo Liberty, che si fa ornamento delicato di federe, tovaglie, scarpine...e interi abiti!
Nel 1903, pertanto, nacque l' "Aemilia Ars Merletti e Ricami" sotto la guida della Contessa Cavazza, presidentessa, e di Rubbiani, direttore artistico. Questa società visse con gli stessi principi filantropici con cui era nata, e, al contempo, esse intendeva essere competitiva sul mercato, offrendo beni di lusso a basso costo. 
L'eleganza e la delicatezza di certi merletti oggi ci lascia senza fiato e spiega le numerose "vittorie" e i diplomi e le medaglie ottenuti dall'Aemilia Ars alle esposizioni internazionali.

Aemilia Ars, Bordura, 1909 circa, fotografia d'epoca
La società sopravvisse alla Grande Guerra, sostituendo la produzione di merletti con biancheria per l'esercito, e si sciolse definitivamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Oggi degli anni d'oro di Alfonso Rubbiani e di Alfredo Baruffi e dell'Aemilia Ars rimangono alcune fotografie, numerosi disegni e un'infinita quantità di merletti e ricami.
Parte di questi oggetti trova spazio e visibilità proprio in questi giorni, tra le vetrine di una mostra che il 12 Dicembre ha inaugurato a Bologna, in due sedi di Genus Bononiae. Musei nella città.

Aemilia Ars, Merletto - Piuma di pavone, 1900-1905, Bologna
Collezioni di Arte e Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
fonte: collezioni.genusbononiae.it

Fino al 14 Marzo SOTTO IL SEGNO DI ALFONSO RUBBIANI. La salvaguardia del passato e le origini delle collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna sarà visitabile nelle due sezioni ospitate presso la Biblioteca di Arte e Storia di San Giorgio in Poggiale  e al Museo della Sanità e Assistenza di Santa Maria della Vita.
La forza e l'energia di Alfredo Baruffi illustratore si fanno spazio tra i libri della biblioteca, insieme a disegni e fotografie che contribuiscono a disegnare il profilo della Bologna di cento anni fa. In questi spazi, inoltre, emerge il Baruffi conservatore, cioè il creatore e primo curatore delle Collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna!
Al Museo della Vita, invece, è stata allestita una sala dedicata all'Aemilia Ars: fotografie d'epoca, disegni di ferri battuti, mobili, rilegature e merletti, etc... appena riscoperti si animano e raccontano la storia e le peculiarità dell'Aemilia Ars.
Il Fondo Aemilia Ars delle Collezioni della Cassa di Risparmio in Bologna da poco inventariato e catalogato si apre al pubblico per la prima volta. 
Non ho scritto molto, non ho rivelato impressioni e sensazioni. Spero di avere suscitato in voi la curiosità che serve per andare a vedere questa mostra e per scoprire un piccolo pezzo di storia di Bologna.

Aemilia Ars, Abito disegnato da Achille Casanova su disegno di Alfonso Rubbiani, 1905, fotografia d'epoca

martedì 26 novembre 2013

Rivelazioni spagnole


Natura morta, 1658-1664 circa
Madrid, Museo Nacional del Prado

Spesso per noi italiani "natura morta" è sinonimo di Caravaggio. L'attenzione lenticolare al dettaglio, al particolare solitamente ci porta nelle fiandre. L'arte sovraccaricata di religiosità la si dà spesso a Bernini. Stiamo esagerando. Mettiamo il naso fuori dalla porta e diamoci un'occhiata intorno.
In Spagna, lavorò con successo Francisco de Zurbarán (1598-1664), artista raffinato e appassionato, pittore del re. 
Io ne avevo una conoscenza superficiale, pressoché da manuale, fino a pochi giorni fa. Una gita a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, dove il pittore spagnolo è in mostra, mi ha cambiato prospettiva.

 
Ferrara, il Castello Estense e Palazzo dei Diamanti visti da Osservarte

E ho scoperto un universo magico, fatto di nature morte prepotenti e di una religiosità carica di intensità (e di Controriforma) e di un naturalismo raffinato. 
Tra estasi metafisiche e Vergini immacolate di una levità avvincente si sviluppa l'arte di questo spagnolo dal pennello svelto ed efficace.
Il pennello di un artista in bilico tra la popolarità di Diego Velazquez e la promessa fama del giovane Bartolomé Esteban Murillo, schiacciato dalla grandezza del primo e dal devozionalismo del secondo si distingue per l'astrazione in cui fa vivere certi personaggi. In linea con le esigenze della pittura di Riforma Cattolica, Zurbarán talvolta svuota i propri dipinti di qualsiasi ambientazione, avvolgendo le figura in un indefinito buio. Luce e ombra fanno da protagonisti in un'opera del calibro del San Francesco di Milwaukee.

San Francesco, 1635 circa
Milwaukee Art Museum

Altre volte, invece, egli ambienta le scene nella semplicità del quotidiano, rendendole fruibili a tutti. E intenerendo anche gli animi più algidi. Il ditino della Vergine Bambina addormentata che tiene il segno nel libro è uno dei brani più delicati della storia dell'arte! Alle spalle del sonno e della meditazione della bimba si legge la personale riflessione del pittore su La malinconia dureniana, del quale quasi sfrutta il modello iconografico come presagio per il futuro di Maria. 
Vergine Bambina addormentata, 1655-1660 circa
Jerez de la Frontiera, Capitolo della Cattedrale

E che dire delle estasi? Trattasi della perfetta fusione tra la monumentalità  e il realismo più radicale, senza però tralasciare la rappresentazione di un'espressività intensa e (probabilmente) personale. 
Immacolata Concezione, 1635 circa
Sigueza, Museo Diocesano,
deposito della "Fundaciòn Perlado Verdugo", Jadrague
Mi affascina in maniera particolare l'uso che Zurbarán fa della prospettiva, incrociando vari punti di fuga in maniera asimettrica e creando scorci che sono al limite della metafisica. 
Un'ultima cosa, prima di chiudere questo post sulla mia nuova "scoperta": le nature morte da cui siamo partiti...andate a Ferrara e guardatele con attenzione. Un vaso, un fiore, una bacinella assurgono al ruolo di protagonisti con la dignità degna di un sovrano e si fanno interpreti privilegiati dell'arte di Zurbarán. 
Una tazza d'acqua e una rosa su un piatto d'argento, 1630 circa
Londra, The National Gallery
Il punto di vista degli oggetti, la luce che li disegna e la calma che regna creano un'atmosfera che sfiora il limite dell'atarassia. E anche noi non possiamo fare a meno di sentirci partecipi di questa "perfetta pace dell'anima".


domenica 10 novembre 2013

La trascendenza dell'immanenza.


La Basilica di Santa Croce in Firenze
vista da Osservarte
Camminare lentamente nell'atmosfera soffusa delle navate di Santa Croce è uno dei più puri piaceri dello spirito.
Lo sguardo basso ripercorre sul pavimento le vite dell'aristocrazia fiorentina, tra una lapide e l'altra. Spesso vanamente ci si sforza di interpretare un'iscrizione o una fisionomia consumate dai passi dei pellegrini. Puntando, invece, il naso verso l'alto e dedicando l'attenzione alla cappelle e agli altari, sembra di vivere in un manuale di storia dell'Arte: Giotto e la sua scuola, Desiderio da Settignano, Donatello... e tanti altri ornano le pareti della basilica francescana arricchendole con la qualità eccelsa della loro arte.
La Chiesa, però, forte dei versi che le ha dedicato Ugo Foscolo, trae l'elemento più affascinate e coinvolgente dalla presenza di tombe di personaggi celebri, delle "Itale glorie". Niccolò Machiavelli, Galileo Galilei , Michelangelo e lo stesso Ugo Foscolo godono qui l'eternità della morte, celebrati, osannati e ricordati ogni giorno. 
Il mio obiettivo oggi è indirizzarvi ad altro, a una tavola che sembra appoggiata lì per caso, che quasi sparisce. Mi riservo, pertanto, di trattare del pantheon fiorentino in un altro momento, per non accumulare in un unico post le forti emozioni (e anche gli affetti!) che mi suscita il pellegrinaggio dove "l'ossa / fremono amor di patria" e il crudo dolore che traspira dalla Pietà del Bronzino.
Accanto al quinto altare della navata sinistra si staglia umilmente uno dei capolavori del famoso manierista.

La Basilica di Santa Croce in Firenze
vista da Osservarte:
la navata sinistra
Nell'immaginario collettivo Bronzino è noto soprattutto per i ritratti e per l'Allegoria (1545) oggi alla National Gallery di Londra. Il dipinto inglese si distingue per una pennellata smaltata che completa un disegno finitissimo; un'immagine dettagliata che contrasta con un soggetto ambiguo, una complessità formale tutt'ora al centro di un dibattito critico vivacissimo
Per parlare dei ritratti bronzineschi, servirebbe un blog ad hoc, con più post dedicati a una sola opera. 
Bronzino, Eleonora di Toledo
e il figlio Giovanni
, 1545,
Firenze, Galleria degli Uffizi
In Bronzino, la rappresentazione psicologica e individuale degli effigiati sembra annullarsi nell'elegante apparato che li incornicia, tra l'eleganza delle vesti e degli oggetti che ne stabiliscono il rango. Un esempio per tutti, Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni (1545): su uno sfondo freddo e tagliente si stagliano la madre e il figlio, offerti all'osservatore come due oggetti preziosi. La ricchezza delle vesti, gli incarnati serici e la totale assenza di emozioni (anche nel bambino!) fanno di questa tela l'emblema dell'atemporalità aulica del Bronzino ritrattista. Il tempo si è fermato, la luce indugia sulle perle e sul damasco, la stabilità delle pose suscitano nel loro insieme un'impressione di incombente vicinanza e di inaccessibile monumentalità. Si tratta della più pura immagine del potere.
Bronzino, Eleonora di Toledo e il figlio Giovanni, 1545
Firenze, Galleria degli Uffizi, dettagli
Venticinque anni dopo il ritratto della moglie del Duca di Firenze Cosimo I, Bronzino dipinge una Pietà per Giovanni Battista della Fonte, da collocare nell'altare di famiglia in Santa Croce. Nel passaggio da un'arte di stato a un'arte sacra, l'artista rimane assolutamente fedele a sé stesso e si conferma pittore del dettaglio. 
La barba di Cristo, i riccioli dell'angelo e i lineamenti della Vergine.
I colori sono ancora brillanti e creano contrasti di intensa drammaticità. Le carni eburnee del cristo si scontrano con il verde deciso delle ali dell'angelo.
Mollemente abbandonato nell'abbraccio disperato della madre, il corpo morto (morente nel disegno preparatorio) di Gesù si fa armonica fusione del linguaggio di Michelangelo e di quello di Pontormo: Bronzino ha superato il michelangiolismo degli anni precedenti e lo ha integrato alla formazione pontormesca. Egli, inoltre, articola il gruppo assecondando il formato verticale della tavola. Il risultato è una monumentalità meditata, che si rende accessibile e si fa doloroso capolavoro.
Non è questa la sede per analizzare la religiosità personale dell'artista, cresciuta e maturata in un momento storico delicatissimo per il Cristianesimo (chiamiamola "Età della Controriforma"); le opere tarde raramente risentono di una sua visione personale, incarnando piuttosto i tormenti e le paure di un'epoca. Nei suoi versi si sente spesso dileggiare Lutero, ma non si legge mai una vera dichiarazione di fede. Tuttavia, guardando la pennellata di uno smalto a tratti cupo di questo dipinto, la sensazione di una gratitudine sincera nei confronti del sacrificio di Cristo mi sembra di sentirla. 


Bronzino, Pietà,  1569, 223 x 84.5 cm
olio su tavola in tabernacolo ligneo policromato e dorato,
Firenze, Basilica di Santa Croce

Il dolore della Madre trasuda dalla tavola, consumando la commozione di chiunque. 


lunedì 4 novembre 2013

L'offerta

Caravaggio, frequentando la strada, inventa la fotografia. In un interno di bottega, buio, la luce di un riflettore investe un gruppo che sembra all'improvviso distolto dall'impegno di contar denaro per una imprevista variazione di programma: l'arrivo di due pellegrini, che invece di chiedere assistenza vengono a proporre qualche novità, qualche nuovo affare. "Tu, proprio tu!", sembra indicare con la mano a mezz'aria il personaggio appena arrivato, insieme misterioso e sicuro di sé.

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1600, San Luigi dei Francesi, Roma
vista da Osservarte

Noi siamo lì, testimoni di questa offerta che non si può rifiutare.

[Vittorio Sgarbi, Caravaggio, Milano 2005, p. 43]

venerdì 18 ottobre 2013

Ritorno dai Campi Elisi

Arles è famosa per essere uno dei protagonisti dell'opera di Van Gogh e di Gauguin. Il secondo non amò la città provenzale, forse anche in virtù dei continui litigi con l'amico-collega. Il primo, invece, trovò nei colori e nelle atmosfere di Arles una delle fonti di ispirazione più ricche ed emozionanti.
Van Gogh spese ad Arles quasi tutto il 1888 e l'inizio del 1889; trecento quadri in 15 mesi. Fu un periodo emotivo durissimo, ma egli si lasciò alle spalle tele dalla cromia forte e dalla pennellata vigorosa, una pennellata nella quale ancora oggi si riconoscono le strade e le case della città!

Arles vista con gli occhi di Van Gogh
«Non seguo alcun sistema di pennellatura: picchio sulla tela a colpi irregolari che lascio tali e quali. Impasti, pezzi di tela lasciati qua e là, angoli totalmente incompiuti, ripensamenti, brutalità [...] gli spazi, limitati da contorni espressi o no, ma in ogni caso sentiti, li riempio di toni ugualmente semplificati, nel senso che tutto ciò che sarà suolo parteciperà di un unico tono violaceo, tutto il cielo avrà una tonalità azzurra, le verzure saranno o dei verdi blu o dei verdi gialli, esagerando di proposito, in questo caso, le qualità gialle o blu». Era così che il pittore olandese lavorava in Provenza, dipingendo la "sua" Camera da letto e La casa Gialla, il giardino e la Corsia dell'Ospedale di Arles.
Ma non è del lavoro di Van Gogh ad Arles di cui voglio parlare. Chiedo scusa, mi ero distratta dietro alla purezza del pigmento vangoghiano!
Vorrei, piuttosto, raccontarvi di  un luogo magico, dove non solo il tempo si è fermato, ma anche la memoria dell'uomo, in un trionfo di fatti e trasformazioni.
Les Alyscamps d'Arles
La città Arles si affaccia sul Rodano sin dal VII sec. a.C., quando nacque l'emporio commerciale Théliné che i Romani avrebbero ribattezzato Arelate nel I secolo a.C. Non è il momento di ripercorrere le storie e le avventure della città (colonia romana, residenza favorita dell'imperatore Costatino e sede del Concilio del 314), ci basta sapere che parallelamente al nucleo urbano si svilupparono cinque necropoli, corrispondenti ad altrettante strade principali. A sud-est, sulla via Aurelia, si trovava quella degli Alyscamps, la più conosciuta. E la più magica.
Vi riposano il santo martire Geneset e i primi vescovi della città, accanto ai quali sin dal V secolo si fecero seppellire arlesiani di ogni censo. E la necropoli si popolò di sarcofagi magnifici e di sacelli!
Un sarcofago
Nell'XI secolo fu costruita la Chiesa di Saint-Honorat, dedicata al vescovo del V secolo, e pochi decenni dopo la città (e la necropoli!) divenne una delle tappe obbligate per i pellegrini diretti a Santiago de Compostela. 
Nell'ultimo decennio del Cinquecento il luogo sacro cominciò a subire le esigenze di una città che si stava ampliando, di un centro moderno ed efficiente e l'estensione della necropoli diminuì. Ciò però non impedì agli Alyscamps di diventare un "museo a cielo aperto"; nel XVIII secolo, infatti, furono riuniti nella corte della Chiesa di Saint-Honorat i numerosi oggetti archeologici rinvenuti nella città. Questi oggetti andavano ad arricchire il lavoro effettuato dai Frati Minimi nel Seicento, che avevano collocato splendidi sarcofagi lungo il viale che conduce alla  Chiesa di Saint-Honorat.
Il primato di uno dei primi musei archeologici francesi cessò presto... la Rivoluzione Francese e la costruzione della linea ferroviaria ne diminuirono ancora una volta i confini. 
La privazione dei sarcofagi più belli, il furto dei terreni, non minarono il fascino e l'aura degli Alyscamps arlesiani, i "Campi Elisi" della mitologia romana, la via percorsa dagli eroi per giungere nel regno dei morti.
Les Alyscamps visti da Paul Gauguin
Nel XIX secolo si determinò in maniera definitiva la fisionomia di questo luogo, celebrato tanto da Alexander Dumas, quanto da Dante Alighieri, che nell'Inferno, tra le tombe infuocate e scoperchiate degli eretici, evocò sepolcri sparsi nell'antica necropoli di Arles.
Un luogo cosi carico di storia e di storie non poteva non impressionare il pittore olandese dal quale ha preso avvio il discorso. 
Van Gogh dipinse quattro volte gli Alyscamps e anche il suo collega francese Gauguin si lasciò tentare dalle suggestioni spaziali e cromatiche della necropoli. Quest'ultimo incarnò nel pigmento i valori simbolici e storici del luogo, con una pennellata morbida e una cromia dolce e brillante e con uno scorcio azzardato, selezionò le rovine delle necropoli da elevare a simbolo. Al contrario, Van Gogh svuotò il viale alberato di storia e leggenda, per farne un luogo animato dal passeggiare della gente. La differenza nell'approccio probabilmente è figlia dei continui contrasti tra i due che, si è detto, nel 1888 lavoravano e vivevano gomito a gomito ad Arles... e litigavano sempre! I loro Alyscamps sono agli antipodi, ma in entrambe le interpretazioni trasuda la meraviglia dell'incontro tra luci e colori, che creano un ricamo di arte e poesia. 
Les Alyscamps che dipinsero loro, solo quelli in cui passeggiamo noi.

Vincent Van Gogh: sguardi sugli Alyscamps di Arles
Il viale trova il suo momento più bello percorso al mattino presto, in un giorno di autunno. L'aria è pungente, ma il sole scalda. Le foglie degli alberi cominciano a imbrunire, mentre le ombre giocano con le sagome delle rovine.

Saint-Honorat, Les Alyscamps, Arles
secondo Osservarte

Les Alyscamps, Arles
secondo Osservarte






martedì 15 ottobre 2013

Monet/Catullo

Iam mens praetrepidans avet vagari,
iam laeti studio pedes vigescunt.

Claude Monet, Strada nella foresta di Fontainebleau, 1864

(Già freme il cuore in ansia di vagare, / Già lieto il piede sente nuova forza)
Catullo, Carmina, 46

venerdì 11 ottobre 2013

ANTIQUARIEGGIANDO

Firenze, Palazzo Corsini.
Uno dei più preziosi palazzi del capoluogo toscano apre le porte a uno dei più importanti appuntamenti per gli amanti dell'Antico, la Biennale Internazionale dell'Antiquariato.
Non è questa la sede per raccontare vicende e persone di questo evento, perché sul sito della Biennale stessa trovate una miniera di informazioni. 
Vorrei soltanto consigliare una piccola gita a Firenze, usando come scusa questa mostra-mercato. Mercato perché alcuni tra gli antiquari più importanti del mondo mettono in vendita pezzi eccellenti; mostra perché si tratta proprio di un'esposizione temporanea. 5-13 Ottobre, queste sono le date nella agenda duemilatredici. AFFRETTATEVI!!!


Sinceramente, è un godimento per lo spirito. Non è l'addetto ai lavori che parla, ma la persona abituata a osservare (non guardare!) la realtà degli uomini che la circondano. Non ho visto una faccia annoiata, solo espressioni stanche...a fine corsa. Ma era una stanchezza appagata dalla meraviglia delle cose viste.
Qualche nome per attirare anche i meno curiosi in quest'orgia intellettuale: Pellegrino Tibaldi, il Sodoma, Gaetano Gandolfi... un po' di Macchiaioli e Lucio Fontana. Mi fermo qui.
Si sente il fervore e la passione dei cultori, di chi colleziona e di chi studia queste cose; si sente il nervo saldo degli antiquari "al lavoro"; si sente il brusio della curiosità che si è accesa. E le chiacchiere in sottofondo sono una melodia di informazioni preziose, per chi studia, per chi lavora e per chi è lì per caso!
Un ultimo consiglio. Mentre passeggiate per le sale, tra un espositore e l'altro, puntate il naso all'insù e guardate la meraviglia delle mura che vi ospitano! 

lunedì 7 ottobre 2013

À la recherche du temps perdu

C'è un posto dove la memoria si unisce al rimpianto, dove occhiate languide bramano un passato che non gli appartiene, mentre un vociare sconnesso fa da sottofondo all'odore dell'antico.
Questo posto è qui vicino, basta prendere la strada per Parma e fermarsi alla fiera. Il Mercanteinfiera. Mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo apre le porte due volte l'anno, in autunno e in primavera. È una sorta di città antiquaria nella quale più di mille espositori provenienti da tutta Europa espongono e  vendono le loro delizie. 

Delizie, sì, perché il cultore non pensa ad altro se non al dolce benessere che trae dal possesso.Possesso di cosa? Possesso dell'oggetto del culto. E anche chi è lì per caso spera sempre di trovare.
Appassionati, curiosi, collezionisti e melanconici passeggiano tra banchi e padiglioni in cerca della svolta. Altri sono annoiati, hanno accompagnato qualcuno e aspettano solo il momento della partenza.
Tutti, però, sono accomunati dal desiderio di prendere e possedere uno di questi oggetti.
Mobili, dipinti, foulard, cristalli, ceramiche...gioielli. Veramente, ce n'è per tutti i gusti e i portafogli!
C'è un padiglione dedicato al antiquariato vero, quello dei mobili che profumano di antico e delle tele che traspirano storia. Lì vedi aggirarsi anime guardinghe, in cerca dell'affare...o dell'amore. 
C'è un padiglione dedicato al modernariato. Lì vedi leziose signore alla ricerca della'accessorio vintage o collezionisti convinti che scrutano tutto con l'occhio del filologo.
Quest'anno c'è un padiglione dedicato alle auto...dove si assaporano i profumi del l'olio e dei motori del secolo scorso.
Tutte queste anime sono accomunate da un comune senso di malinconia, che sfocia nella ricerca quasi ossessiva dell'oggetto che viene dal passato, della storia. Una storia che anche se non è la loro quasi gli appartiene, in quanto essi stessi portano avanti la vita dell'oggetto.
Vintage E.Pucci & Loewe
Ho visto un delizioso abitino anni '70 di Pucci; nel contemplarlo non ho potuto fare a meno di pensare alla donna elegante che lo indossò quarant'anni fa. Immagino che lo stesso procedimento mentale si sia verificato nella testa del signore che pochi metri più in la accarezzava un tavolino Luigi Filippo. Sicuramente, mentre socchiudeva gli occhi, vedeva le lunghe basette del primo soddisfatto proprietario del tavolino!
Google image

Al Mercanteinfiera funziona così.
Un cocktail di euforia e malinconia accompagna il visitatore. 
L'emozione di chi raccoglie con ossessione oggetti, vintage o antichi, e che li cerca con spasimo febbrile. L'emozione di chi trova. La malinconia, invece, è quella di chi cerca con passione qualcosa e non trova, ma è anche quella di chi si ferma a pensare alla storia degli oggetti che gli scorrono davanti. 
C'è l'euforia di chi colleziona e c'è la malinconia di chi è alla ricerca del tempo perduto.





http://mercanteinfiera.it

sabato 5 ottobre 2013

Lo specchio nella sedia

Raffaello "fece in Roma un quadro di buona grandezza, nel quale ritrasse papa Leone, il cardinale Giulio de’ Medici e il cardinale de’ Rossi, nel quale si veggono non finte, ma di rilievo tonde le figure; quivi è il veluto che ha il pelo, il damasco a dosso a quel Papa, che suona e lustra; le pelli della fodera morbide e vive, e gli ori e le sete contrafatti sì che non colori, ma oro e seta paiono. Vi è un libro di carta pecora miniato che più vivo si mostra che la vivacità, et un campanello d’argento lavorato, che non si può dire quanto è bello. Ma fra l’altre cose vi è una palla della seggiola brunita e d’oro nella quale, a guisa di specchio, si ribattono (tanta è la sua chiarezza) i lumi de le finestre, le spalle del Papa et il rigirare delle stanze; e sono tutte queste cose condotte con tanta diligenza che credasi pure, e sicuramente, che maestro nessuno di questo meglio non faceria né abbia a fare" scrisse ammirato Giorgio Vasari. che copiò il dipinto nel 1536!
             
Raffaello Sanzio
Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de'Medici e Luigi de'Rossi 
1518-1519, Firenze, Gallerie degli Uffizi





lunedì 30 settembre 2013

Dove l'acqua scorre al contrario.

Michael Adams, Anse Aux Poules Bleues. Bamboos, Silkscreen

Quelle della Repubblica delle Seychelles sono isole coloratissime. Verdi brillanti, blu profondi, acque cristalline e innamoratissime coppie in viaggio di nozze. Affascina anche lo scorrere dell'acqua nel lavandino...in senso orario, all'opposto di quel che succede qui "su" da noi! Ovunque si posi l'occhio, si rimane a bocca aperta!!
Sì, le Seychelles sono un paradiso nel quale nuoti in mezzo ai pesci e lavori sodo sulla tintarella. 
D'obbligo sono i souvenir per far morire un po' di invidia chi è rimasto a casa. Parei ornati con fiori tropicali, calamite divertenti, conchiglie di forme pazzesche e deliziosi portachiavi...fatti a Coco de Mer.
Il Coco de Mer è una noce di cocco che ricorda benissimo le forme del bacino femminile e che è stato assurto a simbolo delle isole! Sono il regalino più gradito dai re del sense of humor!!
Se siete a Mahé, l'isola principale, dopo aver fatto un rapido giro a Victoria (la più piccola capitale del mondo, grande meno di 9kmq!), datevi all'arte contemporanea!
Salite sul bolide che avete noleggiato e andate verso Sud, direzione  Anse aux Poules Bleues. Lungo la strada, trovate l'indicazione per la casa-studio di Michael Adams.
Dopo una vita artistica trascorsa in giro per il mondo, nel 1972 sceglie proprio questo pezzo di paradiso per vivere e creare! 
Tra polli e tartarughe e mille altri animali, negli ultimi trent'anni ha creato migliaia di dipinti, che lo hanno reso l'artista più popolare delle 115 isole, portando in giro per il mondo i colori e l'allegria dell'arcipelago. La sua fama è tale che nel 2001 riceve dala Regina Elisabetta II l'onorificenza del MEB (Member of British Empire) per il servizio prestato all'arte delle Seychelles!


Il verde squillante e le palme gigantesche della Vallé de Mai, il blu delle acque della Anse Lazio e le forme preistoriche delle tartarughe giganti prendono vita dietro al pennello veloce e caldo di Adams. Anche un'occhiata rapida a uno dei suoi dipinti rasserena la giornata!! 
Michael Adams, Bonjour Gauguin, acquerello
Michael Adams è da alcuni definito il "Gauguin delle Seychelles", ma la cosa a lui non piace affatto.
 In effetti la pittura del nostro non mi sembra impregnata dell'ossessiva ricerca di serenità che vive nelle tele del francese. Francamente, non credo nemmeno di avere visto nel catalogo di Adams nulla del sintetismo di La visione dopo il sermone. Quello di Adams è, piuttosto, uno stile caratterizzato da un forte naturalismo geroglifico! Forse le tinte vibranti in punta di pennello ricordano l'uso del pigmento puro che faceva Gauguin; qui, però, predomina la ricerca della raffigurazione della natura, fatta di colori puri e forme magiche.
Dicevo, quando siete a Mahé, andate all'atelier di Michael Adams.
L'atelier di Michael Adams
La sua casa è il suo studio, ma è anche la sua galleria! Suonate il campanello e verrete travolti da un'iper-cromia. È magico. Tra tele e acquerelli e incisioni c'è l'imbarazzo della scelta. Ci sono le opere mature di Michael Adams e quelle dei due figli, Tristan, "pittore" dal 2006 e Alyssa, dedita principalmente all'acquerello e all'incisione.
 I quadri giganti del maestro li riserviamo e chi ha i mezzi per l'acquisto e lo spazio per il trasporto. Noi avevamo già riempito le valige di portachiavi con il Coco de Mer, quindi ci siamo accontentati di un paio di stampe e qualche cartolina. E porteremo sempre il ricordo di un'accoglienza calorosa e affettuosissima!! 
Insomma, non dico che il viaggio alle Seychelles valga solo per conoscere Muchael Adams, ma sicuramente un giro a Mahé si!



I am basically a jungle person. I paint regularly from one spot in the Botanical Gardens. Every time you look at the jungle around you, you see a different way of painting it!

Michael Adams al lavoro fonte www.michaeladamsart.com/


Essenzialmente sono una persona della giungla. Io dipingo regolarmente da un angolo dei Giardini Botanici. Ogni volta che guardi la giungla che ti circonda,vedi una maniera diversa per dipingerla. 


 http://www.michaeladamsart.com



Cote d'Or, Prasilm, Seychelles



sabato 28 settembre 2013

Onde a Venezia



Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, 
la città metà fiaba e metà trappola, nella cui atmosfera corrotta l'arte un tempo si sviluppò meravigliosa e che suggerì ai musicisti melodie  che cullano in sonni voluttuosi.

da Thomas Mann, La morte a Venezia, 1912


mercoledì 18 settembre 2013

Fairy B-day

Fate che guardano attraverso un arco gotico, 1864 circa
fonte www.illusionsgallery.com
Buon Compleanno a Johon Anster Fitzgerald, nato proprio OGGI (19.IX) nel 1819 (o 1823?).
Le sue opere si distinguono per due motivi. 
Il primo è il frequente ed esplicito riferimento a sostanze stupefacenti. Considerata l'epoca (la cosiddetta Età Vittoriana), non ci stupiamo, anzi!
L'altra ragione per cui JAF dovrebbe esserci familiare è il soggetto privilegiato della pittura, cioè l'opera di Shakespeare! Rappresentava spesso temi fantastici, prendendo spunto soprattuto da La tempesta e Sogno di una notte di mezza estate, ma anche dal contemporaneo Alice nel paese delle meraviglie.  
Alice in Wonderland (2010)
...sembra un po' opera di JAF
Nel 1845 le sue opere furono esposte alla Royal Academy of Arts di Londra e con le sue pitture incantate ottenne un successo straordinario, facendo sognare le dame vittoriane. Immagino un pubblico in estasi e un silenzio rotto solo dal fluttuare degli abiti ... 
E capiamo perché il suo soprannome fosse "Fairy Fitzgerald
Anche l'occhiatina data oggi non può essere che sognante, tra colori cupi e colpi di luce, fate delicate che 100 anni fa precedevano le Winx. Ali trasparenti, sete morbide e paesaggi di pastello.
Un sogno... di fine estate.

Il banchetto delle fate, 1859
fonte http://www.artmagick.com
Cercando riproduzioni di opere per voi ho trovato questo bell'omaggio al nostro festeggiato su YouTube: Tribute to John Anster Fitzgerald

The Intruders vs Alice in Wonderland

sabato 14 settembre 2013

Una farfalla di marmo

io al Louvre nel 2011

Nel XXI secolo il nudo ha finito di esser un tabù. I bikini adamitici sulle riviste di gossip non lasciano spazio all'immaginazione...se le effigiate li indossano. Così come certe mini inguinali che circolano in città, nonostante le prime ventate gelide.
Insomma, nulla più ci sorprende! 
google images
Antonio Canova, Amore e Psiche stanti

 Musée du Louvre
Ma le carni molli, vellutate, delicatissime di Antonio Canova ancora ci lasciano senza fiato! All'epoca, il ritratto di Paolina Borghese come Venere Vincitrice suscitò scalpore, per le nudità a vista e per l'occhietto vispo della sorella di Napoleone. Quest'ultimo rifiutò la canoviana statua colossale che lo ritraeva anche e sopratutto per i chilometri di pelle a vista (vedi il post Restyling Napoleonico). Anche a noi fa un po' impressione...
E cosa dire di Amore e Psiche stanti, nelle due versioni del Louvre e dell'Hermitage, ispirati alle Metamorfosi di Apuleio? 
Una delicatezza di movimenti, una dolcezza di pose e una tenerezza di sensazioni che rendono invisibili i seni della fanciulla e le carni del dio greco. Qui lo scultore ha annullato la passione e la veemenza di opere quali Ercole e Lica o la stessa Paolina Borghese in favore del sentimento puro.
La farfalla sulla quale gli amanti si concentrano, distrae anche noi, che ci lasciamo sorprendere dalla trasparenza delle ali. La purezza di cui il nobile insetto è simbolo è l'intima essenza di questo marmo sublime, che si stacca dalla passione amorosa raccontata da Apuleio in favore del sentimento assoluto.
Lo sentì il pubblico del 1788. Lo sente il pubblico di oggi, erede di un'estetica che può prescindere dagli ammiccamenti della volgarità carnale con cui lo bombardano i mass media e può leggere questa opera per quello che è, cioè "Un gruppetto di Amore e Psiche platonico", come disse Canova.